Porto Cesareo, a Scalo di Furno sono emerse ceramiche da Cipro, Rodi e Grecia: il villaggio dell’Età del Bronzo

Redazione • • 4 min di lettura
Porto Cesareo, a Scalo di Furno sono emerse ceramiche da Cipro, Rodi e Grecia: il villaggio dell’Età del Bronzo

Scalo di Furno conserva un insediamento dell’Età del Bronzo e reperti che collegano Porto Cesareo a Cipro, Rodi e al Mediterraneo greco.

Scalo di Furno è un nome che a Porto Cesareo viene facilmente associato al mare, ma pochi metri di costa racchiudono una storia molto più antica della stagione balneare. La scheda istituzionale della Regione Puglia descrive qui un villaggio risalente all’Età del Bronzo, scoperto casualmente nel 1963, e un insieme di reperti che allarga lo sguardo dall’Ionio salentino a Cipro, Rodi e alle coste greche.

Un villaggio dell’Età del Bronzo sul promontorio

Secondo la scheda di Regione Puglia dedicata a Scalo di Furno, l’insediamento si trova a nord del centro abitato di Porto Cesareo e venne individuato nel 1963 da Domenico Novembre, docente dell’Università del Salento. La definizione di villaggio dell’Età del Bronzo è il punto di partenza, ma non esaurisce la storia del sito: i materiali rinvenuti raccontano frequentazioni e contatti distribuiti lungo un arco cronologico più ampio.

È proprio questa stratificazione a rendere Scalo di Furno interessante per un viaggiatore. Non si tratta soltanto di sapere che qui esisteva un antico abitato, ma di osservare come un tratto di costa oggi noto per spiagge e mare fosse inserito, già in epoche remote, in una rete di relazioni mediterranee.

Cipro, Rodi, Itaca e Cefalonia: cosa raccontano le ceramiche

La fonte regionale elenca ceramiche micenee di origine cipriota e rodia, accanto a produzioni locali di stile meso-appenninico. Cita inoltre ceramiche micenee e sub-micenee provenienti da Itaca, Cefalonia e dalla costa occidentale greca. Questo elenco non va letto come una semplice collezione di nomi geografici: mostra quanto sia utile ragionare sui reperti come tracce di contatti, scambi e circolazione di manufatti nel Mediterraneo.

Il dato più affascinante è proprio la distanza. Cipro e Rodi si trovano nel Mediterraneo orientale; Itaca e Cefalonia appartengono al mondo ionico greco. Ritrovare materiali collegati a queste aree sulla costa di Porto Cesareo permette di leggere Scalo di Furno come un punto inserito in connessioni molto più larghe del territorio locale. Non significa che ogni reperto appartenga allo stesso momento storico: al contrario, la varietà delle classi ceramiche aiuta a riconoscere fasi diverse di frequentazione.

Non soltanto Età del Bronzo: le tracce delle fasi successive

La stessa scheda regionale ricorda ceramica proto-geometrica japigia dei secoli X, IX e VIII a.C., oltre a un frammento di vaso del VI secolo a.C. sul quale compare il nome della divinità messapica Thana. Sono elementi che mostrano perché sia più corretto parlare di un sito con una lunga storia, piuttosto che ridurlo a una sola etichetta cronologica.

Fra i rinvenimenti sono indicati anche un sacello, un recinto sacro forse consacrato a Thana, statuette votive, bronzi e ceramiche locali. La formulazione “forse” è importante: quando la fonte presenta una interpretazione come ipotesi, va mantenuta tale. È un buon esempio di come l’archeologia costruisca il racconto del passato mettendo insieme oggetti, strutture e contesto senza trasformare ogni indizio in una certezza.

Una costa da leggere anche come paesaggio archeologico

Scalo di Furno dialoga con altre testimonianze archeologiche della costa di Porto Cesareo. Poco più a nord, davanti a Torre Chianca, abbiamo raccontato le cinque colonne romane adagiate sul fondale. Sono epoche e contesti diversi, ma insieme aiutano a capire quanto questo tratto di litorale sia un paesaggio storico oltre che balneare.

La ricerca dell’Università del Salento sul Parco Sommerso e Costiero di Porto Cesareo inquadra Scalo di Furno come uno dei punti di un sistema più ampio di evidenze archeologiche costiere e sommerse. Anche in questo caso il messaggio per il visitatore è semplice: guardare il mare non basta. In questa fascia di costa la storia prosegue sotto la superficie e nelle aree archeologiche a terra, con tracce che attraversano millenni.

La scheda archeologica, da sola, non stabilisce condizioni di apertura o accessibilità del sito e non va usata per dedurre modalità di visita. Il valore dell’approfondimento è un altro: restituire a Scalo di Furno la sua dimensione archeologica e mostrare come un luogo oggi percepito soprattutto attraverso la spiaggia fosse già parte di un Mediterraneo fatto di rotte, contatti e culture differenti.

Fonti principali: Regione Puglia, progetto AI Smart, scheda “Scalo di Furno - Aree e parchi archeologici”; Università del Salento, documentazione scientifica sul Parco Sommerso e Costiero di Porto Cesareo e sul Gate 4 Scalo di Furno.

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