Porto Cesareo, davanti a Torre Chianca ci sono cinque colonne romane sul fondale: il carico di una nave naufragata

Redazione • • 3 min di lettura
Porto Cesareo, davanti a Torre Chianca ci sono cinque colonne romane sul fondale: il carico di una nave naufragata

Davanti a Torre Chianca il mare conserva cinque grandi colonne romane in marmo cipollino: non un monumento crollato, ma il carico di una nave naufragata.

Davanti a Torre Chianca, nel mare di Porto Cesareo, ci sono cinque colonne romane adagiate sul fondale. La prima sorpresa è capire che non appartengono a un tempio sommerso o a un edificio crollato: secondo l'itinerario regionale Andar per Mare Puglia, costituivano il carico di una nave romana naufragata. È questo dettaglio a trasformare il sito in una traccia concreta dei commerci e dei trasporti marittimi dell'età imperiale.

Il Parco Archeologico Sommerso e Costiero di Porto Cesareo include il relitto delle Colonne Romane tra i resti archeologici dell'area compresa fra Scalo di Furno e Torre Chianca, distinguendolo dal vicino nucleo della necropoli romana. La distinzione è importante: nello stesso tratto di mare convivono testimonianze diverse e non vanno fuse in un'unica storia.

Cinque colonne di marmo cipollino

La scheda di Andar per Mare descrive cinque colonne monolitiche, lunghe circa nove metri e con diametro di circa un metro, realizzate in marmo cipollino di Caristos, proveniente dall'isola greca di Eubea. Le colonne sono interpretate come elementi non ancora completamente finiti, destinati probabilmente a essere ultimati una volta arrivate a destinazione.

Accanto alle colonne vengono citati anche blocchi parallelepipedi e lastre di marmo. Il quadro è quindi quello di una nave specializzata nel trasporto di pietra, una delle cosiddette naves lapidariae. La datazione proposta dalla fonte colloca il naufragio tra il II e il III secolo d.C., senza bisogno di restringere ulteriormente l'intervallo.

Un relitto che racconta le rotte del marmo

Il valore del sito non sta soltanto nelle dimensioni delle colonne. Un carico di marmo proveniente dalla Grecia e perduto lungo la costa salentina permette di immaginare la rete logistica necessaria ai grandi cantieri romani. Le pietre viaggiavano per mare perché il trasporto di elementi così pesanti richiedeva rotte e imbarcazioni adatte.

Andar per Mare inserisce infatti il relitto in un itinerario dedicato ai carichi e alle vie del mare, collegando Porto Cesareo ad altri siti subacquei pugliesi. È un modo utile per leggere il fondale non come semplice spazio naturale, ma come archivio di traffici mediterranei.

Colonne e necropoli non sono la stessa cosa

Nel nostro articolo su ArcheoSunset e la necropoli romana di Torre Chianca abbiamo già raccontato il nucleo funerario sommerso. Le cinque colonne sono un altro soggetto: appartengono a un carico navale e raccontano il movimento delle merci, non un'area sepolcrale.

Per il contesto ambientale più ampio è utile anche la pagina dedicata all'Area Marina Protetta di Porto Cesareo. Tenere separate queste letture aiuta a capire quanto sia stratificato il paesaggio costiero: fondali, resti di insediamenti, necropoli e relitti convivono nello stesso spazio ma hanno storie differenti.

Cosa si può dire sulla visita

La scheda regionale indica che le colonne si trovano a una profondità di circa 7-8 metri e le descrive come visibili in snorkeling. Il Parco Sommerso utilizza il sito anche in attività guidate. Tuttavia condizioni del mare, visibilità, sicurezza e disponibilità delle esperienze sono dati variabili: non vengono presentati qui come garantiti per una data specifica.

Il punto durevole è un altro. Se si guarda verso Torre Chianca sapendo cosa c'è sotto la superficie, il mare cambia significato: cinque colonne di marmo provenienti dall'Eubea raccontano una nave che non arrivò a destinazione e un sistema di scambi che collegava cave, porti e cantieri del Mediterraneo romano.

Fonti: Parco Archeologico Sommerso e Costiero di Porto Cesareo; Andar per Mare Puglia – Relitto delle colonne di Torre Chianca.

#Porto Cesareo #Torre Chianca #colonne romane #archeologia subacquea #relitto

Condividi questo articolo